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PERCHÈ SCRIVERE?

11 de setembro de 2014

Oggi mi sorprendi a domandarmi: Perchè scrivo?


Quando uno scrive  -  anche  se questo è soltanto una parvenza di scrittore -  c´è sempre una sensazione di paura come il lettore accoglierà le sue idee, come se all´atto di leggere si portassi via le parole e queste si perdessero del suo contesto, del lavoro di costruzione della scritta, del messaggio che si vorrebbe fare arrivare.  

Nessuno sceglie da sè di essere uno scrittore. Un giorno – chissà ancora presto oppure più tarde nella vita – uno si trova convocato, come gli insorgesse dal di dentro una chiamata a dovere esprimere i suoi pensieri,  il suo modo di osservare il mondo, la gente, i fatti quotidiani, la sua esperienza di vita. Essere scrittore è come tornarsi  un mendicante alla rovescia: dalla sua mente germoglia una nuova visione dei momenti vissuti, osservati, scrutati, immaginati  e,  subitamente sente il bisogno inevitabile di donare agli altri i dialoghi fatti con se stesso, le sue proprie domande, la sua comprensione della vita...

  

Il lettore sarebbe un curatore indeclinabile della sua anima, il ricevitore necessario di un dono che solo si tornerà reale e vero se accolto da un altro, chissà  pure da una sola persona. Si troverebbe una somiglianza con un´opera d´arte – la musica, per esempio, a che servirebbe  non  fosse l´ascolto di un´altro che l´ammira e se la prende come una carezza, un invito al silenzio profondo oppure a una danza di allegria?


Giorni fa ho ripreso un libro della scrittrice portoghese e grande poetessa contemporanea  – Sophia de Mello[i] – e riconobbe che la sua scritta mi cadeva fondo, mi richiamava allo sguardo dell´altro come si solo muovendomi verso di lui mi potessi saziare. I suoi scritti sono “esemplari” davvero, non tanto perchè  portono delle storie dense di vita, ma specialmente perchè la sua scritta è carica di sapienza, di intensa ternura e di un profondo sguardo sul modo quotidiano di amare.

Mi sembra aver compreso che la scritta solo può attingere la sua identità intera, il suo verbo peculiare come eco della sensibilità umana, quando non appartiene più a quello che scrive, e  si esprime come un dono di tenerezza verso l´altro –  a quello che forse non si vede e non si conosce, a cui è offerto l´ufficio che la vita ha legato allo scrittore. Guardando così io mi riconosco, nella fonda radice dell´anima, ancora un´apprendista.





[i] Sophia de Mello Breyner Andersen (1919/2004): “Contos Exemplares”. Ed. Figueirinhas. 1985. 15ª edizione. 

Fonti Immagine:



1. Iconografia: "Mulher escrevendo no batente" - Pintor realista iraniano Imán Maleki 

2. Mulher  leggendo nel campo - CanStockPhoto
3. Foto Sophia de Mello, scrittrice portoghese  - wikipedia.org





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