Vanise Rezende - clique para ver seu perfil

L`ALBA E TRAMONTO

28 de setembro de 2014



Dove vivo mi è possibile contemplare
Le mile face dell´aurora e del tramonto
Poetico fenomeno dell´inquieta terra
Che dansa e si muove intorno al sole.

Di qua guardo le mattine della mia vita
E ogni aurora che nasce mi riporta al suo tramonto.





Le albe seguono a generare la sua luce
E irrompono dietro la fila di edifici
Construiti alla margine del fiume
Che si rilascia sulle vie della città.


















Sullo sferico paesaggio di nuvole e collori
L´impressionista visione di ogni nuova aurora.

Immagini in disegni irregolari e indefiniti
Di ombre chiaroscure – il sole ancora a Scherzzare di nascondersi
Nelle nuvole di passaggio –
Si stendono dalla notte fino all´alba
In pennellate di collori e di luce.

Soltanto è possibile intravedere dapertutto
Le misture del verde disteso senza regole
Nella traccia ineguale dei grattacieli
Tutti in bianco con righe a collori
E laggiù le casette sparse per terra.

Il giorno passeggia bambino sulle vie illuminate
Dai raggi che imbelliscono il suo percorso
E dispiegono il mistero soave dell´aurora
Sulla terra finita dell´infinita cortina del cielo.




Oh l'alba del giorno in cui son nata!
La luce del campo alle quattro del mattino
Di un martedi di tenebre
Annunciando la vigilia della Ultima Cena
Per comemorare l'Amore!


   



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Poema di: Vanise Rezende - www.vanidederezende.com.br

Crediti Immagini

Imagine 1 - Recife, presso il fiume Capibaribe - archivio del blog. 
Imagem 2 - Armando Schlindwein - Brusque - SC-Brasil - www.canalrural.ruralbr/fotos
Imagem 3 - Odair Schiefelbein - Agudo - RS-Brasil - www.canalrural.ruralbr.com.br/fotos 

O ALVORECER E O PÔR DO SOL

27 de setembro de 2014




Do lugar onde vivo posso contemplar
As várias faces do nascer ao pôr do sol
Poético fenômeno da inquieta terra
Que caminha e dança em torno da luz.

Daqui revejo as manhãs da minha vida
E cada aurora que nasce me remete ao seu ocaso.




As madrugadas vão parindo a sua luz
A irromper por edifícios enfileirados
   Construídos à margem de um rio
   Que se espreguiça pelas trilhas da cidade.

Na abóbada paisagem de nuvens e de cores
A impressionista visão de cada nova aurora.

Imagens num desenho indefinido
De sombras claro-escuras – e o sol
brincando de esconder entre as nuvens
Que resvalando da noite à madrugada
Em pinceladas de cores e sobras.

O olhar distante consegue entrever 
Algum verde espraiado a balançar
No risco desigual de arranha-céus
De branco, com faixas vibrantes 
E os casebres entulhados pelo chão.           
                           
                                          



O dia passeia criança 
Nas ruas ensolaradas...
Os raios enfeitam seu caminho
E imantam de mistério 
As suave manhãs
No chão finito da infinito azul.






Ah! O alvorecer do dia em que nasci...
A luz sertaneja - quatro horas da manhã
de uma quarta feira de trevas
Anunciando as vésperas da Ceia,
Em comemoração do Amor!                                         


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Poema de: Vanise Rezende - vaniserezende.com.br


Créditos das imagens:

1 - Edson Ribeiro - Cascavel - RS-Brasil - www.canalrural.ruralbr.com.br/fotos
2 - Odair Schiefelbein - Agudo - RS-Brasil - www.canalrural.ruralbr.com.br/fotos
3 - Daniele Caumo - Terra Norte - www.canalrural.ruralbr.com.br/fotos

AFFARI & COMUNIONE

24 de setembro de 2014

In questi giorni ho partecipato, a San Paolo – in Brasile – di un incontro avuto tra persone della  Economia di Comunione  –  un movimento eterogeneo e dinamico il cui obiettivo è la vita di comunione che genera idee e progetti, del quale prendono parte giovani universitari, professori, consulenti, imprenditori  e  diversi altri attori sociali.


I partecipanti arrivavano da diverse regioni brasiliane. Nei raduni plenari e nei gruppi si cercava d´identificare le strategie per un nuovo periodo del movimento in Brasile. 


I giovani e le persone mature scambiavano idee e esperienze: tutti davano enfasi al protagonismo dei poveri – questi, la causa della inspirazione di Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, la quale - nel 1992 - in Brasile, ha dato inizio al Movimento di Economia di Comuione oggi di espressione multinazionale.

L´incontro ha durato due giorni e mezzo, il sufficiente perchè si potessi riflettere sulle seguenti questioni:


a)      Processo di sostentamento della “cultura di comunione”: divisione di talenti, idee, informazioni e anche di esperienze tra attori sociali, professionisti, imprenditori e giovani universitari;
b)     Relazioni fraterne di reciprocità fra i membri dell´EdC – e le sue esperienze di sostegno reciproco nelle difficoltà trovate;
c)      Scelta  personale e strutturante per i poveri, tenuta come porta di entrata per quelli che desiderano aderire al movimento EdC: includersi fra quegli che soffrono la povertà nel mondo.

La metodologia scelta è quella di seguire assieme. In questo senso ricordono che i primi cristiani erano i seguitori di Gesù, quegli che camminavano con lui per la strada.



Non ci sono condizioni affinchè una persona partecipe dell´EdC. Basta che lei soffra la realità dei poveri, che soffra per questo mondo in cui si cercano le vie di cambiamento. L´EdC ha scelto il gesto effettivo di abbraciare, con i poveri, la sua propria causa.

Il focolarino Juan Steban, un argentino collaboratore della Porticus presente nello incontro, ha commentato che il capitalismo genera un “effetto ambulanza”: fa le sue vittime ed i progetti assistenziali le vano raccogliendo per la strada.  


Diceva: l´elemento del cambio é il lavoro. Questo significa uscire dalla pratica di programmi di trasferimento di redditi condizionati – i quali scoraggiano la cultura del lavoro – ed ellegere la  creazione di posti di lavoro. E concludeva: il più importante da fare è generare delle opportunità degne di lavoro assieme a quelli che sono rimasti indietro.

Ancora Juan Steban: C`è sempre un grande impatto sociale quando si affronta i fattori di destabilizzazione generati per la mancanza di lavoro. Cosicché viene facilitato il rafforzamento della cittadinanza e dei diritti dei cittadini.   Armando Tortelli, presidente della ANPECOM (ii) era d´accordo: Abbiamo bisogno di fare di più la comunione e di meno l´economia, come ha suggerito Emmaus, presidente del Movimento dei Focolari.


Ho visto molti giovani, li presenti, incantati con il cambiamento di paradigma. Sono stata vicina a
una imprenditrice che mi ha parlato del progetto che svolge: prima lei andava a visitare le donne prigioniere per offrirle qualche appoggio. Ora, dopo un rapporto construito durante le visite, stanno preparando assieme un progetto di lavoro per quando loro usciranno dalla prigione.

Il mio cuore si è riempito di gioia e di rinnovata Speranza nella convivenza con quelle persone. Uscirò alla ricerca di altre sperienze che illustrino quello che ho ascoltato e osservato appresso i seguaci della cultura di comunione in quel denso viaggio.




Fonte delle imagine: fotografie fate durante l´evento – archivio del blog.


i - www.edc-online.org/br 
ii - www.anpecom.com.br - Associação Nacional por uma Economia de Comunhão.






ULTIMO BRINDISI - NICANOR PARRA

16 de setembro de 2014

Il giorno 5 di questo mese di settembre di 2014, nel Chile, nell´America Latina e in diversi paesi del mondo si ha festeggiato il centenario del grande poeta NICANOR PARRA – creatore della “antipoesia” e vincitore del Premio Cervantes di Letteratura nel 2011. Il poeta è stato presente alla celebrazione sollene del suo centenario tenutasi davanti al Palazzo La Moneda a Santiago del Chile.

In omaggio a questa figura magnanima della letteratura latino-americana, questo blog pubblica un suo poema e –  con immensa audacia –  una versione alla lingua italiana. 

Último Brindis




Lo queramos o no
sólo tenemos tres alternativas:
el ayer, el presente y el mañana.

Las cartas por jugar
son solamente dos:
el presente y el día de mañana.
Y ni siquiera porque es un hecho bien establecido
que el presente no existe
sino en la medida en que se hace pasado
y ya pasó...
como la juventud.
Y ni siquiera tres
porque como dice el filósofo
el ayer es ayer
nos pertenece sólo en el recuerdo:
a la rosa que ya se deshojó
no se le puede sacar otro pétalo.
En resumidas cuentas
sólo nos va quedando el mañana:
yo levanto mi copa
por ese día que no llega nunca
pero que es lo único
de lo que realmente disponemos.


         ULTIMO BRINDISI

Lo  vogliamo  o non
abbiamo solo tre alternative:
l´ieri, il presente e il domani.

Le carte da gioccare
sono soltanto due:
il presente e il giorno di domani.

E neanche 
perchè è un fatto ben stabilito

che il presente non esiste
bensì nella misura in cui si fa passato
e già passò...
come la gioventù.


E neanche tre
perchè come dice il filosofo
l´ieri è ieri

ci appartiene solo nel ricordo:
alla rosa che si disfasciò
non si può levare altro petalo.

Alla fine dei conti
soltanto si va a trovare il domani:
io alzo il mio calice
a questo giorno che non arriva mai
che però è l´unico
di quello che veramente disponiamo.


Fonti:
https://uniregistry.com/market/domain/lospoetas.comdis - www.lospoetas.com/K/parra1.htm 
Nicanor Parra - http:// oglobo. globo.com
Nicanor e Violeta Parra, sua sorella - http://o globo.globo.com
Calice vino - Canstokphoto.com.br





ÚLTIMO BRINDIS - NICANOR PARRA

El 5 de este mes (septiembre de 2014) en Chile, en muchas pates del mundo y epecialmente en América Ltina se celebró el cnteneario del gran poeta chileno NICANOR PARRA - el creador de "antepoesia" y gandor del Premio Cervantes de Literatura en 2011. El poela estuvo presente n la gran celevbración de su centenario, celebrada frente al Palacio de La Moneda en Santiago.

En honor a esta magnifica figura de la literatura latinoamericana, publicamos un poema y - con immensa audcia - un versión en português, porque no encontramos traducciones oficiales en Brasil. 

ÚLTIMO BRINDIS

Lo queramos o no 
sólo tenemos tres alternativas:
el ayer, el presente y la mañana.

Las cartas por jugar

son solamente dos:
el presente y el día de mañana.
Y ni siquiera dos
porque es un hecho bien establecido
que el presente no existe
sino en la medida en que se hace pasado
y ya pasó...
como la juventud.


Y ni siquiera tres
porque como dice el filósofo 
el ayer es ayer
nos pertenece sólo en el recuerdo:
a la rosa que ya se deshojó
no se le puede sacar otro pétalo.

En resumidas cuentas 
sólo nos va quedando el mañana:
yo levanto mi copa
por ese día que no llega nunca

pero que es lo único
de lo que realmente disponemos.

   

último Brinde - versão de: Vanise Rezende 



No dia 5 deste mês de setembro de 2014 no Chile, na América Latina e em muitas partes do mundo foi festejado o centenário do grande poeta NICANOR PARRA - o criador da "antipoesia" e ganhador do Prêmio Cervantes de Literatura, em 2011.  O poeta esteve presente na grande celebração do seu centenário, realizada defronte ao Palácio La Moneda, em Santiago. 


Em homenagem a essa figura magnânima da literatura latino-americana, este blog publica um seu poema e - com imensa ousadia -  uma versão na língua portuguesa, pois não encontramos traduções oficiais no Brasil. 

Queiramos ou não
só temos três alternativas:
o ontem, o presente e o amanhã.

As cartas a jogar
são apenas duas:
o presente e o dia de amanhã.

E nem sequer duas
porque está claro e determinado
que o presente não existe senão
na medida em que se torna passado
e já passou...
Como a juventude.



E nem sequer três
porque como diz o filósofo
o passado é passado
e nos pertence só na recordação:
da rosa que já se desfez
não se pode tirar outra pétala.

No final das contas
só nos vai ficando o amanhã:
eu ergo o meu cálice 
a esse dia que não chega nunca
mas que é o único
do que realmente dispomos. 





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Poema original, em espanhol -  "Último Brindis" - www.lospoetas.com/K/parra1.htm 


Crédito das Imagens:

1. Nicanor Parra - www. globo.o globo.com
2. Rosas: www.canstockprhoto.com.br
3. Foto de Nicanor e Violeta Parra, sua irmã - http://o globo.globo.com

4. Portal com jardim - foto viagens Itália - arquivo deste blog.



Nota: As imagens publicadas neste blog pertencem aos seus autores. Se alguém possui os direitos de uma delas e deseja que seja removida deste espaço, por favor entre  em contato conosco fazendo um comentário nesta postagem. 















PERCHÈ SCRIVERE?

11 de setembro de 2014

Oggi mi sorprendi a domandarmi: Perchè scrivo?


Quando uno scrive  -  anche  se questo è soltanto una parvenza di scrittore -  c´è sempre una sensazione di paura come il lettore accoglierà le sue idee, come se all´atto di leggere si portassi via le parole e queste si perdessero del suo contesto, del lavoro di costruzione della scritta, del messaggio che si vorrebbe fare arrivare.  

Nessuno sceglie da sè di essere uno scrittore. Un giorno – chissà ancora presto oppure più tarde nella vita – uno si trova convocato, come gli insorgesse dal di dentro una chiamata a dovere esprimere i suoi pensieri,  il suo modo di osservare il mondo, la gente, i fatti quotidiani, la sua esperienza di vita. Essere scrittore è come tornarsi  un mendicante alla rovescia: dalla sua mente germoglia una nuova visione dei momenti vissuti, osservati, scrutati, immaginati  e,  subitamente sente il bisogno inevitabile di donare agli altri i dialoghi fatti con se stesso, le sue proprie domande, la sua comprensione della vita...

  

Il lettore sarebbe un curatore indeclinabile della sua anima, il ricevitore necessario di un dono che solo si tornerà reale e vero se accolto da un altro, chissà  pure da una sola persona. Si troverebbe una somiglianza con un´opera d´arte – la musica, per esempio, a che servirebbe  non  fosse l´ascolto di un´altro che l´ammira e se la prende come una carezza, un invito al silenzio profondo oppure a una danza di allegria?


Giorni fa ho ripreso un libro della scrittrice portoghese e grande poetessa contemporanea  – Sophia de Mello[i] – e riconobbe che la sua scritta mi cadeva fondo, mi richiamava allo sguardo dell´altro come si solo muovendomi verso di lui mi potessi saziare. I suoi scritti sono “esemplari” davvero, non tanto perchè  portono delle storie dense di vita, ma specialmente perchè la sua scritta è carica di sapienza, di intensa ternura e di un profondo sguardo sul modo quotidiano di amare.

Mi sembra aver compreso che la scritta solo può attingere la sua identità intera, il suo verbo peculiare come eco della sensibilità umana, quando non appartiene più a quello che scrive, e  si esprime come un dono di tenerezza verso l´altro –  a quello che forse non si vede e non si conosce, a cui è offerto l´ufficio che la vita ha legato allo scrittore. Guardando così io mi riconosco, nella fonda radice dell´anima, ancora un´apprendista.





[i] Sophia de Mello Breyner Andersen (1919/2004): “Contos Exemplares”. Ed. Figueirinhas. 1985. 15ª edizione. 

Fonti Immagine:



1. Iconografia: "Mulher escrevendo no batente" - Pintor realista iraniano Imán Maleki 
2. Mulher  leggendo nel campo - CanStockPhoto
3. Foto Sophia de Mello, scrittrice portoghese  - wikipedia.org





MARLUZA CORREA LIMA - UM CORAÇÃO REVOLUCIONÁRIO

5 de setembro de 2014


   Lembro-me dela como um tifão de plenitude e vida, como um sigilo profundo no coração que não sai nunca mais, como uma densa expressão de plenitude, de atenção e de afeto, uma presença de vida genuína que se dedicou a abraçar a dura História do seu povo e a história de quantos conheceu naqueles tempos cruéis da ditadura militar no Brasil.

Nos conhecemos quando ainda éramos estudantes do ensino médio, no Recife, ambas de famílias de classe média, cujos pais se preocupavam com a boa educação dos seus filhos. Nossas mães tinham muito em comum: simpatia, ternura imensa, capacidade de acolhimento dos nossos amigos como fossem filhos. Entendiam, a nossa busca de autenticidade e de fraterno convívio. Éramos duas sonhadoras, em busca de algum sentido mais profundo e exigente para nossas vidas.

A um dado momento, ouvimos falar de Chiara Lubich, uma professora italiana de Trento que, no início da guerra, havia iniciado uma experiência de convivência fraterna com algumas jovens que conhecera. Quem nos falou da história de Chiara foi o Padre Luiz Carlos de Araújo, um jovem sacerdote do Recife, que estudara em Roma e havia conhecido o Movimento dos Focolari, fundado por Chiara. Foi ele quem nos convidou a abraçar aquele novo estilo de vida, não porque não conhecêssemos o Evangelho, mas para iniciar uma experiência de vida comunitária, junto a muitos outros da Europa, onde havia chegado essa espiritualidade. 

Todos os dias, antes de irmos ao Colégio, íamos à missa que o padre Luiz Carlos Araújo celebrava, para que ele nos falasse mais daquela boa nova.  Atrapalhávamos a rotina das irmãs que preparavam o seu café da manhã, pois agora éramos três. Na inquietação da nossa adolescência, logo entendemos que aquela espiritualidade não nos movia apenas a ir à igreja, e nem mesmo a aprender orações fortes para receber os favores do céu. Era algo mais profundo e essencial, um empenho que nascia dentro de nós, e nos convidava a viver com seriedade o mandamento de Jesus: “Eu vos deixo um mandamento novo: amai-vos uns aos outros como eu vos amei!”.

A nossa adesão foi imediata: dedicamos anos da nossa juventude à difusão daquela espiritualidade da qual Chiara assumia o protagonismo, como fundadora do Movimento dos FocolaresFoi através dessa primeira anunciação que nos foi feita pelo sacerdote, que novas pessoas foram se interessando, e a mensagem de Chiara foi disseminada na cidade. Éramos tantos que concordamos em nos encontrar semanalmente, no Colégio Santa Catarina, num encontro coordenado pelo Padre Luiz Carlos, para todos os que desejassem conhecer a história de Chiara. 

Um ano depois já nos preparávamos para receber a visita de Marco Tecilla - o primeiro jovem que havia deixado tudo para acompanhar a missão de Chiara, com outros jovens, seus amigos. Junto a Marco vinha também uma das primeiras companheiras de Chiara nos tempos da guerra: Lia Brunet

Chiara os mandava até nós para que eles conhecessem a nossa comunidade, que já era formada por jovens estudantes, professores, religiosos, empregados,  trabalhadores e casais, também iniciados na nova experiência comunitária.  Mas a grande maioria eram jovens como nós. Lia e Marco nos convidaram a nos preparar para enviar alguns de nós a fazer um período de formação na Itália. O primeiro passo era escolher os que iriam participar, inicialmente, da experiência que se fazia de férias numa montanha, todos com o mesmo intuito de viver como numa cidade onde o amor fraterno era a lei maior. Chiara havia dado o nome de Mariapolis - Cidade de Maria

A experiência mais bonita foi que todos colocaram em comum o que tinham e com o resultado se deveria comprar as passagens que o valor permitisse. Na volta da sua viagem pela América do Sul, com Marco Tecilla, eles escolheram os que iriam primeiro. E Marluza foi uma das indicadas para participar da Mariapolis de 1959 nas montanhas de Fiera di Primeiro, no norte da Itália. Eu fui no segundo grupo, em 1960. Dessa vez em um encontro em Frankfourt. 

Marluza decidira ficar mais tempo na Itália, para conhecer melhor o movimento, com  a autorização dos seus pais. Fez a experiência da vida em comunidade com pessoas de países e línguas diferentes. Quando viajei, em 1960, ela já estava de volta ao Recife, enviada para colaborar com a disseminação da espiritualidade no Brasil. Eu fiquei para estudar na Itália, pois havia conseguido um trabalho na Rádio Vaticana. Ficamos mais distanciadas, num período sem celulares nem facilidade de fazer ligações telefônicas via cabo. Daquele período em diante, por muito tempo não nos vimos e pouco nos comunicamos. 

De volta ao Brasil, certamente mais sensível à dor do seu povo que agora vivenciava uma ditadura militar,  Marluza decidiu juntar-se a um grupo revolucionário. Não pegava em armas, mas ficava a serviço da organização para resolver questões pertinentes ao que eles precisavam. Ela trabalhava num num banco oficial, mas extra oficialmente se ocupava de dar assistência ao grupo, procurando-lhes meios de sair do país, ou ficar escondidos, quando era necessário.

Alguns anos mais tarde nos reencontramos em Salvador, no Brasil, ambas já casadas e mães – eu envolvida nas atividades dos projetos pastorais da CNBB, trabalhando com Dom Hélder Câmara, no Recife, e ela ainda ativista do mesmo movimento revolucionário.

A minha casa, em Olinda, algumas vezes foi um ponto de apoio à sua missão, sempre que ela vinha ao Recife. De início ela não aceitava o nosso convite, porque não queria nos comprometer. Depois, entendeu que uma "casa de família" era um ponto de encontro mais garantido para as pessoas mais procuradas. Eu não participava dos seus encontros, muitas vezes sentada no chão do nosso quarto. Não havia apresentações nem saudações.  E as conversas eram muito rápidas. 

Mais tarde – como aconteceu a muitos brasileiros - ela teve que fugir para o Chile, e logo em seguida para a Argentina, onde governava Allende. Um casal amigo levou sua filha para que ela a levasse consigo a Paris. Na época, ela já não vivia com o seu companheiro. Foi em Paris que ela conheceu um economista francês de esquerda, o qual, mais tarde, se tornou o seu segundo marido. Certa vez, bem mais tarde, quando lhes foi possível vir ao Brasil e eles estiveram em nossa casa, perguntei ao Philippe, como foi que ele escolheu uma mulher tão diferente dele. Eis a resposta: “Não fui eu quem a escolheu... Quando me dei conta, ela já havia feito a sua escolha”.


Mas, antes dessas férias, logo que eles se casaram partiram para a África, convidados a cooperar com o governo  socialista de Samora Machel, em Moçambique – era o início de um governo revolucionário de inspiração socialista, após a conquista da independência de Moçambique da dominação portuguesa, em 1975.   











Samora Machel chegou a ser conhecido como “O Pai da Nação” e morreu em um desastre aéreo, quando voltava de uma reunião política na África do Sul, dez anos depois de ter assumido a presidência da República Popular de Moçambique. Nos primeiros anos de seu governo lhe foi atribuído o Prêmio Lenine da Paz (1975/1976).

Quando Marluza voltou ao Brasil, a vida ainda nos permitiu alguns encontros fortuitos, aproveitando as nossas viagens de trabalho. Estivemos juntas algumas vezes, no Recife, e a nossa amizade permanecia a mesma. Então, ela participava do primeiro período do governo de Leonel Brizola, no Rio de Janeiro (1983/1986), seguindo projetos sociais nas favelas e, ao mesmo tempo, oferecendo consultoria ao governo do Amapá, no Norte do país. O seu trabalho em Macapá foi muito importante, e deixou marcas históricas na cidade.   

Vez por outra falávamos por telefone. Infelizmente o trabalho não nos permitiu estar juntas, no Rio. Alguns anos depois, ela me anunciou que o casal estava se preparando para passar férias em Paris, a fim de visitar a família do seu marido.  Dias depois, recebi um telefonema de uma sua irmã: Marluza havia descoberto, antes da viagem, que estava com leucemia. Fui encontrá-la imediatamente. Estava internada num hospital do INSS, no Rio. 

Com cerca de 45 anos, Marluza vivia os últimos dias da sua vida. O apartamento que ocupava, no hospital, era dividido com uma mulher doente terminal de Aids. Havia apenas uma cortina como divisória entre as duas.  Quase ninguém vinha visitá-la. A atenção de Marluza com a sua vizinha de quarto, era de permanente cuidado para que ela tivesse as mesmas atenções que ela tinha, com as visitas de muitos amigos. As flores, as frutas e qualquer coisa que os familiares e amigos lhe traziam, devia ser dividido com a outra mulher, em obediência às indicações do seu olhar amoroso, sem pronunciar uma palavra.  

Durante a semana em que estive com ela, pouco nos falamos. Eu vinha todos os dias, e ficava ao seu lado, obedecendo aos seus mínimos gestos, e aos seus olhares atentos às pessoas que a visitavam. Eu contemplava a grandeza  daquela minha amiga irmã. E, em silêncio, quase sempre massageava os seus pés, porque sabia que ela gostava. Mas ela nunca estava sozinha.

Além dos familiares, inúmeros amigos vinham visitá-la, na ânsia de oferecer-lhe conforto à sua viagem definitiva: recebia com o mesmo respeito a visita de um pastor evangélico, de uma representante da Ubanda, de Benedita da Silva, sua amiga carioca, um sacerdote amigo ou uma benzedeira. Ela rezava com sinceridade junto a cada um deles, repetindo as suas palavras e – assim eu entendia – como se fosse a pessoa mais importante que lhe chegava. Num momento mais tranquilo, lhe perguntei como fazia isso. E ela me explicou, já com sua voz muito fraca: "Eles vêm aqui rezar comigo, como um ato de amor. Eu retribuo rezando com eles. Assim eles ficam contentes". 

Às vezes ela colocava sua mão na minha, em silêncio. Eu entendia que ela lembrava aquilo que Chiara nos ensinava, lembrando as palavras de Jesus: "Onde dois ou mais estiverem unidos em meu nome, aí estarei no meio deles". Ficávamos unidas, em silêncio. Era a nossa oração. O mais difícil foi a despedida. Dias depois, ela partiu, certamente na adesão amorosa à dor de deixar sua família, seu marido e sua filha, assim, tão de repente. 

Mas, sinceramente, em muitos momentos da minha vida eu a sinto muito presente, e sinto que ela não me deixou. Ainda está aqui. 

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Marluza Correa Lima nasceu na cidade de Maceió, no Nordeste brasileiro. Era casada com Philippe Lamy, um economista francês com quem esteve em missão em Maputo, capital de Moçambique. Com ele, e outros colaboradores do governo de Maputo, escreveram o livro: 
"Mozambique Dix Ans de Solitude"
Auteurs: German Velasquez, Philippe Lamy, Marluza Correia Lima e Christine Merschuur.
Editeur: Harmattan - Collecion Questions Contemporaines
Réimpression: 2000. ISBN: 9782858027002

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Crédito das imagens: 

1. Foto de Marluza - arquivo do blog
2. Chiara Lubich - arquivo do blog
3. A liberdade conduzindo o povo - Delacroix (Museu do Louvre) - reprodução.
4. Imagens de Maputo, capital de Moçambique - pt.wikipedia.org
5. Foto de Samora Machel - pt.wikipedia.org.

Nota: As imagens aqui publicadas pertencem aos seus autores. Se alguém possui os direitos de uma delas, e deseja que seja retirada desta publicação, por favor entre em contato conosco, fazendo um comentário na postagem.






















































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