Vanise Rezende - clique para ver seu perfil

L´AMORE NELLA VECCHIAIA (*)

21 de abril de 2015

D´inizio ho pensato di scrivere su 
l´amore nella maturità. Ma subito ho capito che la maturità non ha una età, è un tempo di pienezza che espressa una fase adulta di esperienza, ricettività e sapere. Parleremo allora sull´amore nella vecchiaia, quasi sempre a ripprendere esperienze di amori avuti da quando si era adolescente.

L´amore alla vecchiaia è uno dei temi in cui, apparentemente, una grande parte delle persone che hanno rispetto per la libertà e per il diritto che ognuno ha di vivere le sue emozioni di amare ed essere amato lungo la vita. È simile al tema dell´omossessualità, del lesbismo o della diversità razziale e sociale.


La maggior parte delle persone segue con interesse, curiosità ed emozione le scennegiatture di romanzi o di film su questa tematica. Però, se qualcuno in famiglia oppure da sua conoscenza privata fa parte di situazioni annaloghe, diventa più difficile accettare il fatto. Quasi sempre per la paura o vergogna di avvicinarsi a tali aspetti della realità che richiede larghezza di visione ed efficace rispetto alla diversità. 

Questi non hanno l´idea di quanto si impoveriscono con il suo isolamento carico di pregiudizi, che li portano a rinunciare alla contemplazione di ogni persona nella sua singolarità, come dono diverso da sè, nel suo proffondo significato di scambio e di apprendistato. Loro insistono a pensare le relazioni come fossero un treno in lignea dritta e senza curve o cambiamento di carri, perchè si aggrapano a quello che a loro sembra essere la "norma", la linea reta della vita, l´unico sentiero ad essere esplorato.

É quello che può succedere quando arrivono le sensazioni d´amore nella età avanzata. Ci sono quelli che rinunciano a interessarsi a una relazione d´amore quando ultrepassono i cinquenta sessant´anni, le donne in modo speciale, como fosse possibile scartare una sensazione che s´installa e vige a qualsiasi età, in tutte le testure e collori della pelle e classi sociali, persone instruite, profissionisti e lavoratori di tutti i tipi.

L´affetto conosce solo l´indirizzo del cuore e del benessere della persona amata. E non fa differenza tra giovani e anziani, poiché in entrambi i casi gli basta la capacità di amare, dell´altruismo e dell´ascolto.

Ricordo alcuni versi, chissà di quando e nemmeno perchè. Versi che oggi possono forse parlare di quello che vorrei dire:

                                          
    
Un sussulto di perdita
O solo un sussulto?     

Ho nostalgia dello sconosciuto
Calore del finora non provato
Una voglia di ternura e di bellezza
Di uno amore che pure non c`è stato
         
Dolorosa sensazione 
Di un parto alla vita!

          





(*)  Avevo deciso di non più tradurre in italiano gli articoli di questo blog. Però, guardando il numero de persone che acessono il blog in Italia, ho deciso di ripprendere la traduzione, però chiedendo scuse dei tanti sbagli. Invito i lettori a considerare un commento fatto da una cara amica italiana: "gli sbagli possono forse servire di svago"... 


Créditos imagens:

Le tre prime fotografie - canstockphoto
Rittrato della poeta brasiliana Cora Carolina - Global Editora

Nota: As imagens publicadas neste blog - aqui creditadas - pertencem aos seus autores (inclusive aquelas dos arquivos do próprio blog). Se alguém possui os direitos de uma dessas imagans e deseja que e deseja removida deste espaço, por favor entre em contato com: vrblog@hotmail.com

AMOR NA VELHICE

20 de abril de 2015


Pensei inicialmente de escrever aqui sobre o amor na maturidade, mas logo percebi que a maturidade não tem idade, é um tempo de madureza e de plenitude que expressa um estágio adulto de experiência, receptividade e saber. Vamos então conversar o sobre o amor na velhice, um estágio que vem coroar  experiências de amores havidos a partir da adolescência.  

O amor na velhice é um daqueles temas que, aparentemente, tem a aceitação de grande parte das pessoas que prezam a liberdade e o direito que cada um tem, ao longo da vida, de viver suas emoções de amar e ser amado. É um tema semelhante àquele da homossexualidade, do lesbianismo e da diversidade racial e social. 

A maioria consegue acompanhar com interesse, curiosidade e emoção roteiros de novelas e filmes focalizados nessas temáticas. Mas, se alguém da família ou de seu conhecimento próximo for "atingido" por situações semelhantes, torna-se bem mais difícil lidar com o fato. Quase sempre por medo ou vergonha da proximidade com tais aspectos da realidade da vida que demandam abertura de visão e respeito efetivo à diversidade.   

Tais pessoas não têm ideia de quanto vão se empobrecendo com o seu isolamento carregado de preconceitos, que as leva a abdicar da contemplação de cada pessoa em sua singularidade, feito um dom diverso de si em seu significado profundo de troca e de aprendizado. Elas insistem em pensar as relações como fossem um trem numa linha reta sem curvas nem troca de vagões, pois se apegam ao que lhes parece a "normalidade", a linha reta da vida, a única trilha a ser explorada. 

É o que pode acontecer com a sensação do amor na velhice. Há quem desista de interessar-se por uma relação amorosa quando ultrapassa os cinquenta sessenta anos, as mulheres especialmente, como se fosse possível descartar um sentimento que se instala e vige em qualquer idade, em todas as texturas e cores de pele e classes sociais, gente mais ou menos escolarizada, profissionais liberais e trabalhadores de toda ordem. 

O afeto conhece o endereço do coração e do bem-estar da pessoa amada. E não faz diferença entre moços e velhos, pois nos dois casos basta-lhes a capacidade do bem-querer, do altruísmo e da escuta.

Recordo uns rabiscos escritos quiçá quando nem por que - versos que hoje me acodem para falar do que agora quero dizer:


Uma sensação doída de perda
Ou de espanto?

Sinto saudades do desconhecido
Ardor do ainda não experimentado
Lembrança do passado - incerteza
Do amor que ainda não foi dado
Anseio de ternura e de beleza.

         Uma sensação doída 
         do parto para a vida!


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Créditos das Imagens: www.canstockphoto.com.br

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INVECCHIARE

17 de abril de 2015

In questi giorni ho completato setanta e sete anni. La gioia più grande è stato festeggiare le tante decade di contemplazione della Terra, nella   sua danza permanente all´intorno del sole:
le tante albe e i suoi tramonti.

Gioia anche per la presenza affettuosa di amici e parenti che sono venuti, o che erano con me nei diversi segni che mi sono raggiunti,  facendomi capire che il tempo non cancela l´affetto coltivato in reciprocità.


Quindi,  è sempre più viva la mia sensazione di cui l´amicizia è un sacramento che magnetizza di nuovo ogni passo del nostro cammino. Al lungo del tempo percorso, ho passato stazioni irizate da fiori colorati,   ed altre cariche di frutti verdi e duri, altri fioriti nella sua identità bella e suggestiva, maturati nella singolarità del suo pieno sapore.

Ho imparato che la vita è intrecciata di stazioni mutanti che non dispensano inverni di pioggie soleggiate – come quelle delle mie terre aride – ed altre piene di raggi vibranti e di forti tuoni arrivati di sorpresa, quando bisogna chiudere la porta ed aspettare con la speranza che passino in fretta.

Ho contemplado autunni forti quasi invernali: le foglie colorate di rame lucido in molte sfumature, rivestendo gradualmente le vie del tempo che passava in un paesaggio freddo di nuvole senza fine. 

77 anni scritti così, in caratteri uguali che parlono di una fase molto speciale della vita, perchè arrichitta dal senso profondo di tutto quello che c´era – la pienezza del vivere nel tempo breve di ogni giorno – ed il sogno presente di quello che ancora deve ancora arrivare.

Ci sono dei versetti tolti dalla profondità della mia memoria, oppure invenzioni che mi sembrano una canzone di ninna nanna alla vecchiaia, nella delizia della cura e dell´affetto:

Non offrirmi una casa...
Dammi il bennessere, la sicurezza
Ed un luogo illuminato di armonia.

Non offrirmi dei mobilli...
Dammi solo il conforto
Di un´ambiente accogliente.

Non offrirmi vestiti...
Dammi un´apparenza
Sana e attrattiva.

Non offrirmi scarpe...
Dammi conforto per i miei piedi
Ed il piacere di camminare.
                                           
Non offrirmi dei libbri...
Dammi un angolo sombreato
Per leggere i poeti e gli scribbi.

Non offrirmi strumenti...
Dammi il vantaggio ed il piacere
Di rendere le cose belle.

Non offrirmi dei soldi...
Dammi la carezza di avere
Le cose che ho bisogno per sopravvivere.

Non offrirmi status...
Dammi la presenza degli amici
Per condividere le loro emozioni.



Non offrirmi delle robbe...
Dammi delle idee di partizione
Ed il sentimento della solidarietà.


Non offrirmi discorsi...
Dammi l´attenzione  dell´ascolto
E il dono di imparare ciò che ancora non so.






Crediti immagini:

Pianeta terra - NASA - divulgazione
Fruti - immagini divulgazione - (Italia)
Autuno - Immagine divulgazione
Arcobaleno e fotografia finale - immagini esclusive del blog.

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ENVELHECER

15 de abril de 2015

Nesses dias completei setenta e sete anos. A alegria maior foi a de comemorar as tantas décadas de contemplação da Mãe Terra, na sua dança permanente em torno de si mesma e ao redor do sol: a contemplação de belas auroras e dos seus reluzentes ocasos... 

Alegria também na presença carinhosa de familiares  e   amigos que vieram ou que estavam comigo nos sinais que me chegaram, fazendo-me perceber que o tempo não apaga o afeto cultivado em reciprocidade. Assim, é cada vez mais viva a minha sensação de que a amizade é um sacramento que imanta de novidade cada fase do nosso caminhar.


Nesse longo percurso passei por estações irisadas de matizes florais, outras carregadas de frutos verdes ou desabrochados na sua identidade exuberante, amadurecidos na singularidade inteira de seu pleno sabor. 

Aprendi que a vida está imbricada de estações mutantes de invernos com chuvas ensolaradas - feito no meu sertão - e outras avisadas por raios vibrantes e estrondosos trovões chegados de surpresa, quando carece fechar a porta e esperar, na esperança de passarem depressa. Experimentei também outonos suaves e fortes: as folhas coloridas de um cobre brilhante em múltiplas nuanças, revestindo devagar os caminhos do tempo que passa, até o inverno de uma paisagem fria de brancura infinda. 

77 anos escritos assim, em caracteres iguais que dão a impressão de uma fase muito especial da vida, porque enriquecida do sentido profundo de tudo o que já foi - o viver no tempo ligeiro do dia a dia - e do sonho presente do que ainda está por vir. 


No final do dia, lembrei-me de uns versos achados à mesa da velha mãe de uma amiga francesa, recopiados no regalo da minha experiência pessoal, e que mais parecem uma cantiga de ninar desejos e sonhos, no cuidado e no afeto:

Não me ofereças casa...
Ofereça-me bem-estar, segurança 
E um lugar iluminado de harmonia.

Não me ofereças móveis...
Ofereça-me o conforto
De um ambiente aconchegante.

Não me ofereças roupas...
Ofereça-me uma aparência 
Saudável e atraente.

Não me ofereças sapatos...
Ofereça-me comodidade aos meus pés
E o prazer de caminhar.
                                                  
Não me ofereças livros...
Ofereça-me um recanto assombreado
Para ler poetas e escribas.


Não me ofereças ferramentas...
Ofereça-me o benefício e o prazer
De realizar coisas bonitas.

Não me ofereças dinheiro...

Ofereça-me o carinho de enxergar
O que eu preciso para sobreviver.

Não me ofereças status...
Ofereça-me a presença dos amigos
E a partilha da sua emoção.

Não me ofereças coisas...
Ofereça-me ideias de partilha
E sentimentos de solidariedade.

Não me ofereças discursos...
Ofereça-me a atenção da escuta
E o dom de aprender o que ainda não sei.

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Créditos das Imagens:

1. Velhice - www.canstockphoto.com.br
2. Frutos -  imagem divulgação (Itália)
3. A pensar - pintura de Iman Maleki, pintor realista iraniano - www.imanmaleki.galeria
4. Manhã Mística - My Misty Morning -Aforismi&nonsolo.com




PÁSCOA - CELEBRAÇÃO DA VIDA

2 de abril de 2015


O que dizer da festa cristã da Páscoa, que celebra a passagem da morte à vida, da tola preguiça à autonomia do viver, ora suave e brincante, ora carregado de uma certa tristeza?

Lembrei alguns versos que falam da Páscoa no nosso dia a dia... Serão esses, então, os meus augúrios para todos os que passeiam por este espaço... crentes ou descrentes que sejam, pois que a todos cabe o cotidiano aprendizado da alegria: porque a renovação dos nossos dias depende de um só momento de coragem, para dar o primeiro passo... como sabiamente nos ensinava Martin Luther King.



Um novo dia...
Bom dia!
Um novo tempo de vida
Novo jeito de pensar
Um novo jeito de ser
Novo jeito de estar
Novo jeito de querer
Novo jeito de lembrar
Novo jeito de esquecer
De sofrer e de chorar...
De perder e perdoar.
Renascer e celebrar
Um novo jeito de amar.







Bom dia! 
Um novo dia
Pra (re) construir a vida
E celebrar novo tempo
(tempo, tempo, tempo, tempo)
Partilhando a alegria
Na Boa Nova do dia!






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Créditos das Imagens  - Fotos de divulgação das maravilhas do mundo:

1. O deserto da Namíbia - África

2. Detalhe de moradia em Santorini - Grécia 
3. Lago Titicaca - Bolívia



Nota: As imagens publicadas neste blog - aqui creditadas - pertencem aos seus autores (inclusive aquelas dos arquivos do próprio blog). Se alguém possui os direitos de uma dessas imagans e deseja que e deseja removida deste espaço, por favor entre em contato com: vrblog@hotmail.com

LITERATURA - LUIS COSME PINTO

1 de abril de 2015





POR ACIDENTE


A crônica que segue é de autoria do escritor e jornalista Luis Cosme Pinto,  editor-chefe do Jornal Record. Para curtir a leveza das inspirações do autor, indicamos o seu livro “Ponte Aérea”, Ed. Novo Século 




Ela tem sempre uma novidade para contar. E o melhor, quando não tem,   inventa. Faz curso de meditação, estuda  astrologia, viaja para Lençóis Maranhenses, assina revistas de turismo e de qualidade de  vida, aplica no mercado  financeiro, ou seja, não falta assunto. 

conversa  é repleta de descrições precisas e bem-humoradas. Minha amiga é uma especialista em contar histórias e tem uma técnica muito peculiar de torná-las engraçadas. O segredo é preencher a  narrativa com detalhes, mas eles só entram se forem divertidos e surpreendentes. Nem todos são exatamente verdadeiros, não aconteceram do jeito que ela narra, mas a versão é sempre mais rica que o  fato, ela gosta de repetir.

Noite dessas, essa amiga me acordou sem sequer me dar tempo de perguntar as horas. Era um acidente na Avenida  Sumaré - informava com a voz alterada. A Sumaré é uma autopista que cruza vários  bairros movimentados de São Paulo. De dia é congestionada, mas de madrugada é disputada por jovens que vão para lá ver quem cruza mais rapidamente seus quatro quilômetros. No Rio, chamam de  pega, em São Paulo é racha, mas em qualquer lugar do mundo é uma tentativa simultânea de suicídio e homicídio.

Bem, ela me dizia que estava saindo de uma “balada” quando se viu diante de uma cena insólita. Eu pergunto se ela precisa de ajuda, mas ela pede, com riso contido, para eu esperar. Sussurrando, alega que tem de se afastar alguns passos para explicar. Estou nervoso com o acidente, irritado porque sonhava, impaciente com a demora e, agora, revolta­do com o riso dela. Qual é a graça?


Mas mau humor ali não cola e ela continua: - Você não vai acreditar, a ambulância está levando embora o Super-Homem, a Mulher Maravilha, que parece apenas tonta e não corre risco. Já o Batman sofreu um corte no supercílio, nada grave. Por um momento penso que é um pesadelo, mas ela fala sem parar e acendo a luz. São 5 horas e a descrição ganha detalhes, os tais detalhes.

O carro dos três super-heróis bateu na traseira de um caminhão de lixo, ela conta que vinha em outro veículo e acompanhou tudo. Viu quando os lixeiros, já refeitos do susto, tentaram enxergar quem estava lá dentro, mas os vidros escuros não deixavam. Eles abrem a porta do motorista e aí, sim, levam um super-susto com os super-heróis. O Super-Homem é enorme, musculoso e está uma fera. Amedrontados, os lixeiros se entreolham. Um deles esfrega rosto, o outro aperta o nariz e pergunta à minha amiga se ela está vendo o mesmo que  ele. O Super-Homem reconhece a culpa, os garis se acalmam, mas minha amiga se agita. A contadora de casos se aproxima da Mulher Maravilha em busca de uma explicação, mas a moça pede o celular emprestado e liga pedindo ajuda. Eu imploro, mais curioso que cansado: - Quem são essas pessoas? Era uma filmagem? Um comercial de TV?


- Nada disso - ela explica. O grupo vinha de uma festa à fantasia. Parece que o carro preto do Homem Aranha e do Zorro escapou por pouco.
Ela respira fundo e prossegue: - O mais incrível é o que  está acontecendo agora.
- O que? Eu grito.
- Está se formando um pequeno congestionamento, os carros param do outro lado e os motoristas veem ver as vítimas em seus trajes inusitados. As pessoas estão paralisadas, não sabem se riem, se ofereçam ajuda, se é uma  dessas pegadinhas de programas  de televisão. Respira fundo...


- Espera aí, espera! Vou ter que parar, acaba de acontecer algo ainda  mais inacreditável.
- Hã? - É só o que  consigo dizer, atordoado.
- A mãe da Mulher Maravilha acaba de chegar, e ela não está bem, não. Parece que vai desmaiar. Ih! Desmaiou. Caiu aqui  na minha  frente.
- O que foi? - Eu já estava me vestindo para ir até lá.
- Seguinte, apurei com a Mulher Maravilha que a mãe não sabia da festa, viu a filha sair de calça jeans e camiseta com o namorado, que ela acaba de descobrir que é o Batman. A mãe jaz estirada no asfalto, ela veste pijama de  bolinha, pantufa com uma cabeça de coelho na ponta e touca  rendada.


Ah, meu Deus, isso tudo rolando a apenas alguns quilômetros da minha casa e eu dormindo. Sinto-me um idiota e suplico:
- Espere, estou indo...
- Não sei se vai dar tempo, mas agora chegou ao local - ela adora se fingir de repórter policial - uma viatura, o numeral é primo, segundo, quadra, sena. É assim que  se diz 1-2-4-6 na linguagem da corporação. O guarda não sabe se socorre os elementos ou se leva os sobreviventes para uma averiguação. Essa história de baile à fantasia parece estranha, pode ter droga rolando, melhor registrar um B.O. no D.P. O policial acaba de falar com o cabo Viana, ainda  mais sonolento que ele.


Até o nome do cabo ela faz questão de me dizer. Acelero o carro e, já contaminado pelo policialesco relato, dou o alerta:
- Em três minutos chego ao logradouro da ocorrência. Ela interrompe:
- Não vai dar tempo...
Chego junto com uma chuva fina, faz frio, e a alvorada lança um brilho prateado sabre o asfalto.
Silêncio.
Nem sinal de polícia ou ambulância. Nenhum rastro de caminhão de lixo, marcas de freada, super-heróis com suas capas e máscaras. Embaixo do viaduto reconheço um carro com pisca alerta aceso.
Lá dentro, minha amiga ouve Marina Lima, me dá um abraço apertado, reafirma sorrindo:
- Eu avisei, não ia dar tempo.
E depois deixa o coração falar.
- Se eu fosse a Mulher Maravilha, te levava agora para a suíte de um hotel cinco estrelas.
Fecho os olhos, ela acelera, a chuva aumenta.
É sexta-feira, primeiro de abril de 2005.

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Crédito Imagens :
www.canstockphoto.com.br

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