Vanise Rezende - clique para ver seu perfil

PAROLA DI VITA

7 de março de 2015

Giorni fa ho parlato con un´amico speciale, superando la immensa  distanza  delle  acque dell´Atlantico con la tecnologia dello Skype. La scienza gentilmente al servizio dell´amicizia, dallo scambio di notizie, mentre gesticuliamo davanti allo schermo del computer.  

La conversazione sembrava continuare il nostro ultimo incontro, nel 2013, quando lui ci ha visitato. Abbiamo parlato sulle persone com cui conviviamo e sugli amici con cui manteniamo relazioni, anche se viviamo sparsi per le città del mondo. Abbiamo ricordato il periodo in cui, ancora giovani, partecipiamo di progetti comuni, quando si è iniziata la divulgazione del Movimento dei Focolari in Brasile. Non ci siamo lamentati del tempo che è passato, e lui ancora continua a stimolare la mia fidelità ai principi ed alla testimonianza che Chiara Lubich ha legato al mondo.  


Si tratta di Marco Tecilla, il primo ragazzo che, dopo conoscere Chiara ed il primo focolare,  è uscito in ricerca di altri giovani, in modo che potessero vivere in comunità nel seguimento del carisma della unità. All´epoca Marco era um operaio delle vie ferree al nord Italia. Ha vissuto con dedicazione permanente a quello ideale di vita fino ad oggi.


Sul site focolares.org.br s´incontra un registro della vita di Marco Tecilla, raccontata da lui stesso alla fine dell´anno scorso, in Italia, davanti a centinaie di persone rappresentanti dalle comunità locali in più di cinquanta paesi. Qui sotto, un riassunto della sua storia per quelli che ancora non la conoscono. 


Nel dicembre del 1945, nella città di Trento, al Nord Italia, si viveva i tempi di guerra. Chiara Lubich – che è rimasta in città per seguire il nucleo nacente dei focolari –  ha visto che nella piccola comunità del suo intorno c´erano delle persone sotto grandi restrizioni economiche. Un fatto per lei intolerabile. Sapevamo – racconta Marco – che nei primi tempi dalle comunità cristiane, "tutto era messo in comune, e fra di loro non c´erano necessitati”.


E continua: Chiara ci ha parlato della comunione dei beni e ci ha lanciato una sfida. Non si trattava di vendere tutto quello che si aveva per dividere con la comunità; suggeriva che ognuno donasse tutto quello di cui si poteva privare, senza causare danni a si proprio e neppure alla famiglia. Portavamo alla comunità quello che sentivamo essere più che il sufficiente: abbigliamenti, forniture e soprattuto dei soldi. Tutti s´impegnavano a contribuire con un valore fisso mensile, ed era mantenuta la discrizione su il donatore ed il valore donato. Lo scopo era arrivare a che tutti, fra noi, avessimo il sufficiente da vivere. Con il nostro impegno mensile, all´inizio siamo riusciti ad aiutare trenta famiglie circa. In questo modo il sufficiente passava dal crivo della nostra visione di mondo, e del nostro obbligo fraterno con quelli che vivevano nella comunità.


Chiara era impegnata perchè quella cellula nascente del movimento potessi contribuire, di forma solida e profonda, con lo svolgimento umano di quelle persone e, in modo speciale, con l´apprendistato diario dei vallori del Vangelo. Non si tratava di una formazione academica, ma dell´attenzione continua per la vita in unità: si sceglieva un tratto del Nuovo Testamento – che ancora oggi chiamiamo “Parola di Vita” – in modo da viverlo durante un determinato periodo. Così, la Parola di Vita s´inserisce  nel nostro quotidiano, per aiutarci a compiere l´adattamento della nostra condotta alla cultura del Vangelo, nelle relazioni con gli altri a casa, nel lavoro e fra noi.


La storia della prima comunità del Movimento dei Focolari si è diffusa in diversi nuclei nati nelle città e nei paesi in cui quel seme ha fatto sorgere delle altre comunità. Il carisma di Chiara Lubich ha continuato a sucitare nuovi atteggiamenti di solidarietà fraterna, di reciprocità e di giustizia sociale, come ancora oggi fra quelli che, sinceramente, hanno scelto i valori e la pratica di vita che il suo testimone ha legato alla umanità. 


Nel 1958 Marco è arrivato in Brasile – con Lia Brunet e Ada Ungaro (anche loro italiane), per visitarei il continente sudamericano, aprendo frontiere perchè – 
un´anno dopo – fossero costituite comunità focolarine nell´America Latina. 


Così, ripensando alla vita di Marco – specialmente nel periodo della sua attuazione in Brasile, assieme a Ginetta Cagliare, entrambi pionieri dell´ideale di Chiara in quel paese – mi sono accorta di cui tra i primi "apostoli" del Movimento dei Focolari in America Latina, Marco è uno dei pochi che ancora è fra noi. In apprile prossimo farà 89 anos! 


Vorrei proporre qui – ai membri dei focolari del Brasile e del mondo – che nel suo compleanno possiamo fargli arrivare un segno, da parte nostra, di una significattiva gratittudine – a lui che ora sarebbe uno dei pochi rappresentanti vivi di tutti quelli che lasciarono la scia del carisma di Chiara e tanti frutti dell´unità fraterna costruita nelle terre latinoamericane. 






















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