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LA POVERTÀ ED I POVERI

25 de dezembro de 2014


Nella società consumista contemporanea, la porzione che può consumare di più che le sue necessità fondamentali – da quello che guadagnano del proprio lavoro oppure dalla sua ricchezza – non stano mai soddisfati con quello che hanno. Ci sono ancora una maggioranza di poveri endogeni che non fano parte di questa porzione: essi sono i
miserabili – una invenzione del sistema capitalista – i qualli dipendono di soluzioni di
gratuità sociale o del beneplacito di progetti governamentali.

La porzione di quelli che vivono di benessi, del redito del suo lavoro oppure dello “stipendio minimo” (nel caso del Brasile) è colpita da una surreale sensazione consumistica in cui le banche, i shoppings centers e la propaganda compulsiva insistono di accelerare ed infiltrare, in un modo sottile, come vere bombe subliminare perchè ci siano sempre più consumatori, sempre più desiderio di abbondanza sennonché di ostentazione. Il che si vede è che i danni inquinanti di questa bomba consumistica raggiungono, dallo stesso modo, i ricchi, i mediani e quella che si chiama la “classe c” dei consumatori brasiliani. E se non stiamo attenti alla nostra scelta personale di sobrietà, lasciamo stare i nostri migliori ideali di uno stile di vita coerente con la società che desideriamo.

Si sa che la ricchezza così come la povertà – nei significati etimologici e linguisti dei verbeti universali – così come la felicità e l´infelicità, l´essere e l´avere, il bene e il male, l´amore e il disamore sono dicotomie che dippendono della realtà e della cultura di ogni epoca, di ogni popolo, di ogni movimento o gruppo e, di conseguenza, dalla comprensione di ogni individuo in questo mondo. Così, ci sono gli economisti e gli idealisti di ogni tempo a ci stimolare, aiutare o confondere. Anche se considerassimo soltanto la storia del Brasile, avremo delle visioni geografiche, antropologiche, filosofiche, economiche e sociologiche della povertà che ci lascierebbero in difficoltà di trovare la designazione più adeguata.

Ci basterebbe pensare alle radici approfondite del periodo coloniale brasiliano, culla del suo popolo di oggi: inizialmente rappresentato dai diversi popoli indigeni, le cui tribù sono state perseguitate e molte tra loro decimate; più tarde arricchito dalla mescolanza degli indios e negri africani con portoghesi, olandesi e francesi. Sono, perciò, un popolo nato dalla “colonizzazione” e dalla “schiavitù”, dominato da tale sentimento di sottomissione che – come afferma Leonardo Boff – “è arrivato ad assumere le forme politiche, la lingua, la religione e le abittudine del colonizzatore porthoguese”.

Così  – continua Boff –  si è creata la Casa Grande e la Schiavitù. “Come bene ha dimostrato il sociologo Gilberto Freire, non si parlano di istituzioni sociali esterne. Queste sono estate internalizzate nella forma di un dualismo perverso: da un lato, il signore che tutto possiede e comanda, e, dall´altro, il servo che possiede poco e obbedisce.

E conclude: “Le conseguenze di queste due tradizioni stano nell´incosciente collettivo brasiliano, non tanto nei termini dei conflitti di classi (che pure esiste) ma, anzitutto dai conflitti di status sociale. Si dice che il negro è pigro, quando sappiamo che è stato lui a costruire quasi tutto quello che abbiamo nelle nostre città; che la gente del nordest brasiliano è ignorante perchè vive nel semiarido, sotto gravi constrangimenti ambientali, quando è un popolo molto creativo, attivo e lavoratore. Dal nordest brasiliano ci vengono grandi scrittori, poeti, attori e attrice. Nel Brasile di oggi il nordest è la regione dove più si cresce economicamente, nell´ordine di 2-3%, perciò, sopra la media nazionale. Però, il pregiudizio  lo relega all´inferiorità”.[1]  
       
L´economista italiano, professore Luigino Bruni, risponsabile Internazionale del progetto “Economia di Comunione”,  scrive: Prima di poter parlare della povertà bella occorre guardare bene negli occhi quelle brutte, e possibilmente assaggiarne qualche boccone. Ma la consapevolezza del rischio, sempre reale, di cadere nella retorica borghese della lode della bella povertà (quella di altri, mai conosciuti né toccati), non deve spingersi fino a cancellare una verità ancora più profonda: ogni processo di uscita da trappole di miseria e di indigenza comincia sempre dal valorizzare quelle dimensioni di ricchezza e di bellezza presente in quei "poveri" che si vorrebbero aiutare. Perché quando non si parte dal riconoscimento di questo patrimonio spesso sepolto ma reale, i processi di sviluppo e di "capacitazione" dei "poveri" sono inefficaci se non dannosi, perché manca la stima dell'altro e delle sue ricchezze, e quindi l'esperienza della reciprocità delle ricchezza e delle povertà.
       
Ci sono molte povertà dei ‘ricchi’ – continua Bruni – che potrebbero essere curate dalle ricchezze dei ‘poveri’, se solo si conoscessero, si incontrassero, si toccassero. E se non ricominceremo a conoscere e riconoscere la povertà - tutte le povertà - non potremo tornare a fare buona economia, che risorge sempre dalla fame di vita e di futuro dei suoi poveri. [2]



Il pensiero di Bruni prende corpo e vita nelle parole di papa Francesco dette ai rappresentanti dei movimenti sociali di tutto il mondo, radunati a Roma (novembre, 2014):
(...) “I poveri non si contentano più con delle promesse illusorie, scuse e pretesti. Neanche stanno ad attendere, a bracci crociati, l´aiuto delle ONGs, pianni assistenziali oppure soluzioni che non arrivano mai e, si arrivano, vengono con l´intenzione di annestetisarli e domesticarli. Questo è un pò pericoloso. Voi sentite che i poveri non stanno più ad attendere ma vogliono essere protagonisti, si organizzano, studiano, lavorano, richiedono e, sopratutto praticano la solidarietà così speciale che esiste tra quelli che soffrono, tra i poveri, e che la nostra civilizazzione sembra aver dimenticato, oppure ha voglio di dimenticare...”. Ed enfatizza: La cultura dello scarto si stabilisce quando al centro di un sistema economico è il dio del denaro e non l´uomo”.[3]  Si capisce, così, perchè la povertà non si ristringa ad un conceto, ma rappresenti la vita reale di popolazioni ‘sfuturalizzate’, senza condizioni di sognare con una casa adeguata, un lavoro formale, la scuola, la fogna e la salute.

Questa è la riflessione che stò a fare in questo periodo in cui il brillio dell´albero di Natale in questo paese tropicale e la borsa di presenti del sorridente ‘babbo Natale’ stano a lasciare sempre di più offuscato, direbbe quasi all´obblio, nella società contemporanea, la cellebrazione del compleanno del figliolo del falegname che ha rivoluzionato il grande impero romano.




[1] Boff, Leonardo. “Quão cordial é o povo brasileiro?” – In: LeonardoBoff.wordpress.com – 31.10.2014
[2] Bruni, Luigino. La Profezia e la Ingiustizia. IN: Avvenire, 27.10.2013
[3] Francesco, papa.Discorso ai partecipanti dell´evvento “Terra” dei Movimenti Sociali di tutto il mondo, radunati in Vaticano (4/11/2014).
  In: HIU – Instituto Humanitas Usininos.

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Crediti Immagini:

1. Tavola festiva - www.recantodasletras.com.br-ceia
2. Pittura di Debret - in:bahia.ws
3. Pittura: Casa Grande e Scchiavitù - mec.materialescolar-dominio-ppúblico.
4. Movimento dei Lavoratori Senza Tetto (MTST), + di 20 milla partecipanti nella capitale di San Paolo (Brasile). 
     In: Carta Capital.9.06.2014. Fotografia di Alex Silva (Estadão).
5. João Pedro Stédile - uno dei principali lideri del Movimento Senza Terra, con circa di 1,5 milllione di membri, con papa Francesco in Vaticano, il 28.10.2014. - facebook.








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